La Famiglia delle famiglie

Storia

484205_300329663400553_697064319_nLa parrocchia di Sant’Ottavio e CC.MM. si trova alla periferia nord-ovest della città  di Roma su via Casal del Marmo, che unisce la via Trionfale alla via Boccea. La parrocchia ha già  spento le sue prime 50 candeline e, proprio per questo, ci accingiamo a ricostruirne la storia attraverso i documenti e i racconti dei nostri parrocchiani più anziani.
Un magazzino per pregare
La storia della nostra borgata inizia con i primi insediamenti, nel 1920, ma prima del 1932, non esisteva ancora la chiesa e per l’esiguo numero d’abitanti fu messo a disposizione un magazzino dove ogni domenica celebrava la messa un sacerdote venuto in calesse dalla chiesa di S. Onofrio.
Spesso assisteva alla messa anche don Prospero Colonna che veniva dalla Lucchina a cavallo o in calesse col suo fattore Giggi, dai lunghi baffi bianchi e gialli, gran domatore di cavalli.
L’arrivo delle suore e di una piccola cappella
Nel 1932 per desiderio di Sua Santità , Papa Pio XI, tre suore canossiane presero in affitto il villino Capalti: arrivavano il sabato sera e se n’andavano il lunedì mattina. Il 29 maggio del 1933 si stabilirono definitivamente ad Ottavia quattro suore e, sebbene il villino non fosse particolarmente grande, cominciarono ad aprire un asilo e una scuola di lavoro e si prodigarono in molte opere di carità . Una stanza di 16 metri quadrati era dunque la prima “chiesa” dove la domenica un sacerdote veniva a celebrare la Messa.
Nel settembre del 1934 le suore si trasferirono in un villino più grande e più comodo e, poco tempo dopo, si pose la prima pietra del fabbricato che tuttora esiste e che sarà  completato all’inizio del 1936. Finalmente gli abitanti della borgata avevano una vera chiesa, che fu dedicata alla Madonna di Lujan, e un’assistenza religiosa. La borgata però non aveva ancora una sua parrocchia: dipendeva infatti dalla chiesa Nostra Signora di Guadalupe.
I ricordi del vice parroco, Monsignor Giacomo Loreti, costituiscono una preziosa testimonianza per comprendere com’erano affrontati, giorno per giorno, gli innumerevoli problemi causati dagli eventi bellici.
La zona era ancora in mezzo alla campagna, fuori della cinta daziaria. Più avanti, all’incrocio tra la Pineta Sacchetti e la Via Trionfale, c’era una sbarra di confine e gli abitanti della borgata per entrare in città  dovevano essere muniti di un lasciapassare.
Al momento dell’armistizio nella zona erano accampati alcuni reparti della “Sassari” e della “Ariete”, che, all’arrivo dei tedeschi, come avvenne in tutta Italia, si dispersero cercando di raggiungere i loro luoghi di provenienza o nascondendosi nella campagna.
Allora erano i sacerdoti a prendere in mano la situazione: costituivano, di fatto, l’unica autorità  rispettata ed obbedita dalla popolazione civile.
Arriva la nostra chiesa: il patrono, il parroco e l’inaugurazione Ottavia cominciava ad espandersi e, ben presto, si sentì l’esigenza di una vera e propria chiesa parrocchiale dove si potessero seguire i giovani ed offrire a tutti un essenziale punto di riferimento.
Così, poco prima del 1950, iniziò la costruzione dell’attuale chiesa, dove la maggior parte degli abitanti della borgata ha ricevuto i primi sacramenti, la dottrina religiosa e dove ognuno ha vissuto i momenti più importanti della propria fede. In coincidenza con i lavori della nuova chiesa si pensò di scegliere un santo che ne divenisse il Patrono.
Nel 1950 la borgata aveva già  il nome di Ottavia, per il ritrovamento della tomba dell’omonima matrona romana, che vi era stata ritrovata.
Si pensò così di scegliere il martire Ottavio, insieme ai suoi due compagni Avventore e Solutore. Terminati i lavori e deciso il patrono, la chiesa fu affidata ad un giovane parroco, oggi Cardinale, Sua Eminenza Giovanni Canestri e fu inaugurata ufficialmente il 15 aprile del 1950.
Siamo ormai giunti esattamente a CINQUANTA anni fa.Alcuni certo ricordano ancora l’affabilità del nostro primo parroco, lo abbiamo verificato proprio in occasione della celebrazione giubilare da lui presieduta, ma ancora di più, ne siamo certi, questo ricordo è vivo nell’affezionato cardinale che non tralascia mai, quando può, di venire ad onorarci con la sua visita. Dal 1951 al ’58 il parroco di Ottavia è don Alfredo Dell’Orto.

Benedizione della Chiesa Parrocchiale di Sant’Ottavio
Cari Parrocchiani, sono felice annunciarVi che, sabato 15 Aprile 1950, Anno Santo, alle ore 18, S. E. Mons. Luigi Traglia, Vicegerente di Roma benedirà  solennemente la nostra nuova e bella Chiesa donataci dalla generosità del S. Padre e dallo zelo apostolico del Cardinal Vicario.
Nell’iniziare il mio nuovo ministero chiedo al buon Dio, per intercessione del nostro santo Patrono, che mi aiuti a spendere tutte le energie per il bene delle vostre anime.
So della vostra fede e del vostro attaccamento al Sacerdote; mi rivolgo quindi con fiducia alla vostra collaborazione affinchè più efficace risulti il mio apostolato.
Vi attendo tutti sabato 15, alle ore 18, per la solenne funzione e intanto Vi impartisco di cuore la mia prima paterna benedizione.
Il vostro Parroco
Sac. Giovanni Canestri

La congregazione di “Don Argento Vivo”
Dal 1958 la parrocchia fu affidata alla cura pastorale della Sacra Famiglia di Nazareth, una congregazione fondata a Brescia da Padre Giovanni Piamarta. Egli aveva un soprannome molto eloquente “Don Argento Vivo”, proprio perché il suo lavoro fu sempre e instancabilmente con i giovani.
Infine, dal 1° ottobre 1998, la parrocchia è stata affidata alla congregazione polacca di San Michele Arcangelo.
Nei registri parrocchiali, il primo battesimo segnalato risale al gennaio del 1958, con il primo parroco piamartino, Padre Giuseppe Baccoli.
A lui seguirono parroci della stessa congregazione, valide guide che ciascuno ricorda per l’insegnamento cristiano ricevuto, per l’impronta spirituale che di volta in volta contribuiva e dare nuovo impulso alle attività  parrocchiali, per l’atmosfera familiare che sempre hanno saputo creare:
Padre Vincenzo Bettariga, Padre Alessandro Mena, Padre Cesare Antonelli, Padre Angelo Ghidini, al quale si deve, tra il 1976 e il 1977, la ricostruzione interna della chiesa, grazie alle offerte e ai sacrifici cui fu chiamata tutta la popolazione della borgata. Ricordiamo ancora con tanto affetto il carissimo Padre Luigi Ceccarelli che ha proseguito l’opera completandola con l’impianto di riscaldamento ed infine Padre Mario Farinella, ultimo parroco piamartino. Un momento di particolare tensione spirituale è stato vissuto proprio durante il suo mandato parrocchiale, nel 1993, quando la visita pastorale di Papa Giovanni Paolo II ha fatto vibrare le mura della piccola chiesa di periferia che sembravano non reggere il passo di quest’uomo che, con la sua presenza, raggiungeva tutti e portava in una periferia dimenticata dai più, l’annuncio più atteso del Cristo Risorto.

I sacerdoti venuti dall’est
L’attuale giovane parroco, il primo polacco per la nostra borgata, che è con noi da quasi due anni: Padre Janusz Konopacki, per tutti, più semplicemente: Padre Gianni. Siamo finalmente arrivati ai nostri giorni: ora Ottavia è cresciuta davvero e la nostra chiesa parrocchiale, benché sia stata la prima della zona, non è più l’unica, ma è, se ci è permessa, l’espressione affettuosa- “la chiesa è madre di ben altre sette comunità figlie, nate nella stessa zona o che ancora aspettano la costruzione di una chiesa.

Una famiglia di famiglie
Le poche famiglie che inizialmente popolavano la zona, sono arrivate a 3000 circa, corrispondenti a ben 12-13000 abitanti!!!
Insieme alla borgata, anche la parrocchia è molto cambiata e, se è doveroso ricordare i parroci che ci hanno guidato, non possiamo dimenticare l’aiuto generoso di tutti gli altri sacerdoti che li hanno affiancati, cui siamo legati da sentimenti di profonda amicizia e riconoscenza e che hanno contribuito a rendere Ottavia una comunità  di pietre vive. Infine la preziosa collaborazione delle suore e dei laici: insegnanti, casalinghe, studenti liceali ed universitari, impiegati, padri e madri di famiglia che, ancora oggi, continuano a dedicare generosamente tempo ed energie al servizio della parrocchia.
Le attività della nostra parrocchia, o che la nostra bella famiglia allargata cerca di organizzare puntano proprio sulla famiglia, cercando di valorizzare ciò che invece, spesso, nella società  ha perso il vero significato: il catechismo coinvolge quindi non solo i bambini, ma le loro famiglie; la Caritas e le Vincenziane si occupano di situazioni familiari particolarmente gravi; la mattina è offerto un servizio di baby-sitter gratuito per mamme in difficoltà e la sera si chiude con i centri di ascolto del Vangelo nelle case che consentono la partecipazione di mamma e papà contemporaneamente, senza che siano costretti ad uscire di nuovo da casa. Anche i giovani ed i bambini hanno il loro spazio in gruppi di età diversa e sono impegnati nell’animazione della liturgia domenicale per non dimenticare i meno giovani, anche loro impegnatissimi!
Vi sono inoltre alcune comunità neocatecumenali, il gruppo di preghiera di Padre Pio, i donatori del sangue del gruppo EMA-Roma, il gruppo Santa Marta, che si occupa delle incombenze più umili della parrocchia, come di animare le lodi mattutine e diversi ministri straordinari dell’Eucarestia per raggiungere i nostri ammalati, nelle case.
La famiglia, possiamo dire quindi, è la maggiore preoccupazione pastorale della comunità, poichè una fede matura, al suo interno, aiuta a superare ogni prova, attingendo ad una forza che le viene, attraverso l’annuncio di poveri uomini, da Dio stesso.

La missione cittadina, il Giubileo e la nuova evangelizzazione
L’annuncio del Vangelo “porta a porta”, richiesto dal Papa nei tre anni di preparazione al Grande Giubileo e i frutti che ne sono scaturiti, completano questa opera di evangelizzazione e le donano il suo significato più alto, consentendole di vincere i confini parrocchiali per raggiungere i cuori più lontani che aspettano di incrociare lo sguardo di Gesù, povero, maltrattato, emarginato, ma RISORTO!
Curiosando qua e là, questa storia ci ha permesso di sbirciare nel polveroso e vecchio libro dei ricordi, di far rivivere nella mente dei più anziani i tempi passati e di insegnare ai più giovani l’inizio di una storia che continueranno a scrivere, pagina dopo pagina, con la propria vita, nella speranza che, tra mille e mille anni, qualcuno rileggendola, la scopra piena di felicità.